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Psicoanalisi della guerra. Riduzione all'inconscio del fenomeno guerra e responsabilità individuali della guerra, che qui ripubblichiamo, è comparso per la prima volta nella Rivista di Psicoanalisi nel terzo fascicolo del 1964 (X, 3). Si tratta del testo del Rapporto che Fornari aveva presentato al XXV Congresso degli psicoanalisti di lingue romanze tenutosi quello stesso anno a Milano, nella sede dell'Università Statale degli Studi. Oggetto del congresso era l'«aggressività».
René Diatkine aveva svolto una relazione «Sur les fantasmes d'aggression» e Fornari aveva concentrato la sua attenzione sul fenomeno guerra. Da questo suo lavoro è scaturito poi, «con qualche aggiunta e ritocco», come dice l'Autore nell'introduzione, il famoso libro Psicanalisi della guerra, ove compaiono anche le parti rimaste fuori dal testo letto al convegno. Pubblicato in Italia da , era già uscito in Francia in concomitanza con il Congresso, mentre un'edizione inglese è del 1974. Ciò è già riprova dell'interesse suscitato da questo scritto, che per altro valse a Fornari il coinvolgimento in una commissione delle Nazioni Unite per la ricerca sulla pace.
Perché ripubblicarlo?
Il nome di Franco Fornari è universalmente legato a questo lavoro, che certamente non esaurisce il suo contributo scientifico, ma ben rappresenta un modo di pensare la psicoanalisi come strumento utile per l'umanità: un modo di porsi nel dialogo culturale e politico che ancora oggi, e soprattutto oggi, merita la nostra attenzione.
Fornari è ascoltatore attento di quanto viene elaborato al di fuori della psicoanalisi (e ne è riprova la vastità degli studi di cui c'è evidenza nel Rapporto), ma è al tempo stesso interlocutore consapevole della specificità e della fecondità del punto di vista psicoanalitico. Di questo, Fornari si fa studioso e portavoce convinto: «Ero venuto al Congresso», dice nella sua risposta agli interventi fatti sulla sua relazione, tutti pubblicati nel medesimo fascicolo, «con delle preoccupazioni, perc