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Prima di diventare, assieme alle labbra, linguaggio (o «lingua materna»), la lingua serve al bambino per la suzione. Come abbiamo visto, l'ecografia ha mostrato che il feto succhia il proprio dito in un altro mondo, prima di succhiare il seno che incontra quando arriva in questo mondo.
Abbiamo inferito, sulla base del modello della trasformazione del bisogno in desiderio, che il neonato allucina, durante la suzione del seno, la traccia mnestica della soddisfazione totale del bisogno, vissuta nella condizione fetale, come consustanziale e transustanziale (assieme a tutte le altre informazioni sensoriali prenatali) alla suzione del proprio dito.
Con la cesura del parto, che segna la fine della soddisfazione totale del bisogno, e dei relativi vissuti, il processo di consustanziazione tra vissuti primari e loro significanti primari, si spezza e viene irreversibilmente perduto.
Il mito di Orfeo è esemplare per mostrare come l'origine inconscia del linguaggio parta da un'esperienza nella quale il suono della voce della madre (l'intonazione e la scansione dei suoni non ancora percepiti come linguaggio), sia consustanziale al vissuto primario. L'idealizzazione di questo vissuto trova espressione nel mito del paradiso terrestre, tenendo presente che in greco paradeisos vuol dire giardino: luogo delle piante come simboli onirici della condizione fetale.
La cacciata dal paradiso (come l'uscita di Orfeo dall'Ade), allude alla Spaltung originaria che rompe la consustanzialità originaria. Il suono prenatale ritrovato nella condizione postnatale, ad opera del transfert onirico, costituisce l'esperienza postnatale attraverso la quale ciò che non c'è più viene transustanziato