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Nei mesi scorsi il filosofo Felice Cimatti ha avviato una stimolante discussione con Antonio Alberto Semi e Stefano Bolognini,(1) due esponenti importanti del movimento psicoanalitico italiano, sul fondamento della nostra disciplina: la specificità della psicoanalisi.
Svolta sotto forma d'intervista, questa discussione si è articolata attraverso sei precise domande, che elenco di seguito: 1) come riconoscere un libro che si occupa specificamente di psicoanalisi? 2) qual è l'oggetto della psicoanalisi? 3) qual è il metodo specifico di questa scienza? 4) perché tanti articoli, libri di psicoanalisi sono scritti in modo così confuso? 5) esiste un decalogo minimo che identifica uno psicoanalista? 6) c'è un modo per evitare che il tentativo di estendere la prospettiva psicoanalitica anche in campi diversi non sfoci in un accostamento estrinseco?
Le due interviste risultano senza dubbio di grande interesse e ricche di non pochi spunti di riflessione. Alle risposte di Semi e Bolognini, che, con tutte le inevitabili differenze e confluenze tra le loro argomentazioni, già esprimono efficacemente la problematicità del tema, si è poi aggiunto un successivo commento di Adamo Vergine (anch'esso ineccepibile nel contenuto), pubblicato a distanza di alcuni mesi.(2)
Nel rileggere però insieme i tre contributi si ricava l'impressione che, presi nel loro complesso, in fondo essi finiscano in un modo o nell'altro con assecondare le perplessità del filosofo.