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Perché prendere a spunto Spinoza per un libro sulla partecipazione delle Neuroscienze alla conoscenza della mente? La risposta è relativamente facile: Spinoza è stato il primo filosofo a proporre l'ipotesi che «la mente è l'idea di un corpo esistente in atto […] poiché l'oggetto della mente è il corpo umano e niente altro, si può concludere che, quanta maggiore perfezione ha un corpo rispetto all'altro, ossia capacità di agire e patire, tanta maggiore perfezione ha la sua mente rispetto a quella dell'altro» (Mignini, 2002, 89). Ma Spinoza va persino oltre e sottolinea l'aspetto «relazionale» della mente in relazione al corpo, quando scrive che «il corpo umano non può sussistere al di fuori della relazione strutturale con altri corpi» (Mignini, 2002, 92).
Damasio prende lo spunto da questi pensieri di Spinoza per introdurre i propri, frutto di un lungo lavoro di neurologia funzionale con bioimmagini che gli ha permesso di affrontare il rapporto mente-cervello o, se si preferisce, mente-corpo da una nuova angolazione, decisamente anticartesiano. Questo approccio gli ha dato la possibilità di integrare le due funzioni: quelle attinenti al cervello e quelle che caratterizzano la mente dell'uomo. Informazioni preziose provengono in particolare dalla patologia neurologica che permette di risalire alle funzioni di quelle aree o strutture lese. Queste indagini hanno facilitato il disegno di una complessa mappa di geografia cerebrale relativa sia alle emozioni che ai sentimenti.
Una osservazione di notevole rilievo è il fatto che le emozioni precedono i sentimenti in quanto esse sono comparse prima nel corso dell'evoluzione. Inoltre, «le emozioni e le reazioni affini sono schierate sul versante del corpo, mentre i sentimenti si trovano su quello della mente» (Damasio, 18). Ma l'idea di Damasio è che «i sentimenti siano l'espressione del benessere o della sofferenza umani, così come essi hanno luogo nella mente e nel corpo» (17). Quest'affermazione lo avvicina al pensiero di Sp