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Freud e il problema delle origini: il titolo di questo ricco e complesso libro di Lina Balestriere immette in quella visione dello statu nascendi dello psichismo umano, plurima, articolata, complessa, in divenire che connota il pensiero freudiano, fin dagli esordi.
La desacralizzazione dell'origine unica, e più in generale, dell'Uno, indica lo sforzo di Freud di lasciarsi alle spalle gli assoluti della metafisica per gettare le basi della metapsicologia.
La metapsicologia consiste sia in una teoria del funzionamento psichico, che in una teoria della genesi (ontogenesi e filogenesi) e ciò permette di svincolarsi dalle strettoie della dicotomia fra innato e acquisito; le componenti economica, topica, dinamica si integrano, dunque, con le componenti strutturale e genetica.
In tal senso, il libro di Balestriere vuol anche essere una risposta alla critica mossa a Freud, da analisti «non dei minori», come li definisce l'Autrice (18), quali Abraham, Klein, Winnicott, Aulagnier, che sottolineano l'assenza, in Freud, di una vera e propria teorizzazione degli stadi e dei processi precoci dello psichismo.
A me sembra che, in Freud, il problema «delle origini» sia inestricabilmente legato a quello, contiguo, della ricerca «delle cause»: etimologicamente, l'uno e l'altro concetto si intersecano e quasi si sovrappongono («causa» in latino è sinonimo di fons e di origo). Col concetto di sovradeterminazione, ossia di causalità multipla, Freud rompe l'unicità del legame causale. In tal modo supera la causalità deterministica (della metafisica), sebbene resti in parte influenzato da un'idea classica di scienza corrispondente al sistema newtoniano, che non gli farà mai abbandonare la speranza che un giorno sarebbe stato possibile collegare la sua spiegazione psicologica alla fisiologia.
L'Autrice mostra che, nel pensiero freudiano, nella metapsicologia e nella clinica, il problema delle origini si declina lungo tre diversi assi di organizzazione: l'asse materno, l'asse paterno, l'asse dell