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Nel 1994 la psicologa e psicoanalista bolognese Chiara Risoldi viene contattata dalle colleghe di Casa Amica, un'organizzazione pacifista e femminista che gestisce un poliambulatorio a Tuzla, in Bosnia, dal quale giungono le prime notizie di stupri di massa (tremenda arma di guerra usata dal governo serbo-bosniaco contro la Bosnia musulmana) durante la guerra in corso nell'ex-Jugoslavia. Il contatto avviene ad opera di Spazio Pubblico di Donne, un'associazione politica bolognese impegnata sul fronte degli aiuti umanitari alla nazione in guerra; la richiesta è quella di una qualche forma di aiuto psicologico, da studiare insieme, per sostenere le colleghe bosniache nell'impatto terapeutico con i traumi subiti dai loro pazienti consultoriali.
Chiara Risoldi trova tre «compagne di viaggio» (le co-autrici del volume), e insieme formeranno un gruppo sufficientemente forte e coeso da poter affrontare l'impatto con una realtà traumatica difficilmente immaginabile da lontano e dall'esterno. Questo libro racconta la storia del loro lavoro.
Con un singolare esercizio di scrittura corale, frutto della condivisione di una esperienza umana e professionale profonda e potentemente coinvolgente, le autrici ci accompagnano in uno scenario inusuale per il nostro mondo psicoanalitico, fatto di solito di interni appartati e silenziosi e di dialoghi regolari, frequenti, nei quali la realtà esterna funge più spesso da supporto a quella interna che non viceversa.
Qui, il lettore psicoanalista troverà qualcosa di molto diverso anche dalla cosiddetta «psicoanalisi applicata»: la conduzione tecnica dell'esperienza descritta è stata ispirata da una fiducia autentica nei principi teorici e funzionali della psicoanalisi, ma il testo va intenzionalmente al di là di una proposta metodologica in senso stretto.
La verità è che questo libro si legge tutto d'un fiato come una narrazione impressionante, un misto alternato di réportage e di riflessione (a volte in itinere, a volte necessariamente a posteri