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È troppo presto ancora per mettere in parole scritte il senso della perdita di un amico e di un collega così tanto caro; ancora l'ascolto interno e il silenzio parlano di più e meglio. È però altrettanto indispensabile che il vuoto lasciato da Agostino Racalbuto trovi nella Rivista di Psicoanalisi parole scritte per avviare un indispensabile lavoro di lutto, parole che diano senso alla perdita e favoriscano un suo ritrovamento. Era arrivato alla maturità del suo pensiero e da lui tutti si aspettavano ancora molto, perché in questi anni ci aveva abituati alla sua presenza, offrendo la sua generosa partecipazione in numerose occasioni scientifiche e istituzionali.
La sua scomparsa, avvenuta il 4 marzo 2005, ha suscitato oltre al dolore di quanti sono stati a lui vicini in questi anni, anche un sentimento di incredulità espresso da molti. Penso sia legato al fatto che Agostino Racalbuto è sempre stato una persona quanto mai «viva»; di una vitalità che coinvolgeva gli altri offrendo straordinarie possibilità di pensiero, originali ed essenziali punti di vista, ma sempre insieme offriva anche un calore, un contatto, un'attenzione in grado di coinvolgere profondamente. Era una persona tenace, ostinata, intraprendente e insieme era anche una persona raffinata, calorosa, accogliente, prudente.
Nato a Catania nel 1948, nella sua città ha frequentato il liceo classico e la facoltà di medicina; per conseguire la specializzazione si è invece trasferito a Roma. In seguito ha lavorato per un breve periodo a Trento e subito dopo si è stabilito a Padova dove ha iniziato la carriera universitaria e contemporaneamente la sua formazione analitica. È sempre riuscito a coniugare il lavoro e la ricerca di analista con la sua identità di docente universitario, con il piacere nell'insegnare psicologia dinamica presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova, ma anche con il desiderio di formare i giovani e di trasmettere un autentico pensiero psicoanalitico in un contesto in cui la