You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«Sicché tra i mortali non uno possa mai dirsi felice, durante l'attesa del giorno ultimo, prima che senza aver patito tristezza, fino al termine giunga, dove la vita tramonta».
L'impatto della vergogna nei pazienti dovrebbe, a mio avviso, essere sempre tenuto in considerazione in qualsiasi tipo di lavoro nell'ambito sanitario. Nella nostra professione in particolare, essendo costantemente alle prese con il timore dei pazienti «di esporsi» attraverso il loro mondo interno ed esterno, l'importanza del fenomeno della vergogna va ribadita ulteriormente.
In un interessante lavoro Pandolfi (2002), ad esempio, si domanda giustamente se i professionisti sanitari prestino sufficiente attenzione al sentimento della vergogna provato dai pazienti nell'esporre il proprio corpo sofferente.
In un altro articolo il fenomeno della vergogna è stato citato come uno degli ostacoli al miglioramento degli standard professionali (Davidoff, 2002). In esso la vergogna viene descritta come il «lato oscuro» universale del miglioramento e paragonata «all'elefante nella stanza»: così enorme e disturbante da non essere neanche notato. Per miglioramento Davidoff intende dire che per quanto valido sia il nostro lavoro professionale, si potrebbe sempre fare di più e meglio.
L'Autore è Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Britannica.
Una precedente versione di questo lavoro venne presentato al Centro SPI di Padova e Bologna.