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In nessun altro Paese straniero Freud viaggiò quanto in Italia, dove venne per quindici volte. Il viaggio in Italia rappresentava l'adeguamento ad una tradizione cara ad ogni persona colta di lingua tedesca, dal XVIII° secolo in poi. Per Freud in più si trattava di un vero e proprio viaggio spirituale in virtù anche di una profonda identificazione con Goethe, che datava fin dai tempi del liceo. Freud, infatti aveva attribuito all'influsso di Goethe la propria decisione di diventare un medico (Gay, 1988). Freud, attraverso il Viaggio in Italia e le Elegie Romane di Goethe, aveva costruito una sua immagine interna mitizzata dell'Italia, che l'amicizia con Fliess, tra il 1887 e il 1902, nonché l'autoanalisi che egli aveva cominciato a condurre sistematicamente a partire dal 1895, contribuirono a modificare. A quel punto una conoscenza più diretta e approfondita dell'oggetto così a lungo sognato non poteva più essere rimandata (Novelletto, 1989a). Il modo di viaggiare in Italia di Freud andò nel tempo sempre più differenziandosi da quello di Goethe; «se il cuore lo porta al Sud,(1) non è perché egli vada alla ricerca dell'archetipo mediterraneo contrapposto e complementare a quello germanico. In lui l'inclinazione verso meridione nasce sì dalla sete di conoscenza e di formazione, ma ormai anche dal bisogno borghese della villeggiatura, dalla fuga dallo stress metropolitano e dalla ricerca di Sommerfrische, «frescura estiva» (Gnoli, Volpi, 2003, 9-10).