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«Che cosa mi sai dire tu, di questa faccenda?» chiese il Re ad Alice.
«Niente!» disse Alice.
«Proprio niente?» replicò il Re.
«Niente di niente!» rispose Alice.
«È molto significante…» disse il Re, volgendosi ai giurati. Essi si accingevano a scrivere sulle lavagne, quando il Coniglio bianco li interruppe: «Insignificante, intende certamente vostra Maestà!» disse con voce rispettosa, ma aggrottando le ciglia e facendo una smorfia mentre parlava. «Insignificante, già, è quello che intendevo» aggiunse in fretta il Re; e poi si mise a dire a bassa voce: «Significante, insignificante, significante…» come se volesse provare quale delle due parole suonasse meglio.
Comincio con questa citazione tratta da Alice nel Paese delle Meraviglie per presentare un aspetto della confusione, dello stupore e la sensazione di vertigine, senza sapere quale aspetto ha caratterizzato il lavoro che mi accingo qui a descrivere. Mentre tentavo di accompagnare Carlotta e mentre giocavamo insieme, ero spesso perplesso, turbato, mi sono sentito incapace di prevedere la direzione verso cui ci stavamo muovendo o di organizzare in maniera coerente i pensieri sul punto in cui ci trovavamo. A volte mi sono sentito profondamente a disagio a proposito delle mie stesse associazioni e dei miei pensieri apparentemente perversi. Sapevo che Carlotta stava cercando di dare un senso al suo complesso e doloroso mondo interiore e che era determinata, infaticabilmente, di venire alle cose. Riuscivo anche a percepire che il suo