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Sentire le parole è un libro ben scritto e di piacevole lettura, il cui titolo lascia subito intravedere la questione in gioco. Una questione non da poco, concernente la «parola» del paziente. Questa «parola» è stata da sempre un «rebus», un oggetto criptato, un cimento per l'interpretazione psicoanalitica. Solo da pochi anni ha cominciato ad essere considerata nel suo aspetto sensibile.
L'attenzione degli psicoanalisti si va infatti spostando dalla costruzione-ricostruzione di un «senso» alla ricerca di un «sentire» condiviso, atto a fungere da connettivo all'attività interpretativa. Di qui l'importanza di un ascolto risonante, che si accosti alla soggettività dell'altro con un orecchio addestrato a coglierne i messaggi affettivi nella comunicazione sensoriale, oltre che in quella onirica. Le verbalizzazioni dal divano richiedono di essere comprese, non solo nel loro «senso latente»,