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«Anche se non pensavo di scrivere un lavoro su Donald Woods Winnicott quando gli chiesi un parere su alcuni lavori che avevo scritto negli anni Sessanta, le sue risposte sono diventate il punto di partenza di questa biografia» (p. XI). Così inizia il lavoro di Rodman su Winnicott,
un lavoro reso possibile dai molti materiali forniti dalla seconda moglie, Clare Britton — su di lei, vedi la recente biografia scritta da Joel Kanter (2004) — la quale permise ed agevolò anche la pubblicazione delle lettere del marito ().
Il testo è suddiviso in due parti, un epilogo e una sezione di Note, per un totale di ventitre capitoli, ed inizia richiamando una data precisa, il 28 novembre del 1945, quando Winnicott lesse alla British Psycho-Analytical Society «Lo sviluppo emozionale primario», in uno scenario sociale — quello della Gran Bretagna del dopoguerra — in cui distruzione e povertà regnavano sovrani.
Donald Winnicott ( — ) ha intrapreso la sua prima analisi a ventisette anni, nel 1923, con James Strachey, dopo aver conosciuto alcune opere di Freud nel corso degli studi in medicina (sembra che Winnicott scoprì le opere di Freud durante i primi tempi degli studi medici spinto dal fatto che non riusciva più a ricordare i suoi sogni).
Come è noto, egli sviluppò nel tempo una particolare indipendenza di pensiero, nata nel contesto del sofferto contrasto tra le teorie di Anna Freud e di Melanie Klein e in relazione ad alcuni cambiamenti della sua vita, tra i quali la scelta di lasciare la prima moglie, Alice, ed unirsi a Clare rappresentò, probabilmente, il più rilevante; ma sicuramente la sua tenace attività auto-analitica ed i suoi costanti contatti con le figure centrali della psicoanalisi britannica lo aiutarono a mantenere una forte attenzione psicologica su di sé e sulla propria vita, nel contesto della ricerca di autenticità che caratterizza i suoi lavori non meno della sua attività clinica — «la non compiacenza divenne uno dei grandi temi della sua vita e del suo lavoro»