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Questo è — diciamo subito — un libro di battaglia, appassionato e logico, puntuale, preciso e polemico: uno di quei libri che bisogna leggere tutto d'un fiato (e poi rileggere passo per passo), presi dal desiderio dell'Autore e dal nostro, che si sviluppa man mano, di «vedere come va a finire». Quest'ultima espressione è quanto mai pertinente, essendo l'oggetto del libro appunto il destino, ma potrebbe essere anche fuorviante se si pensasse che solo il destino ne costituisca l'oggetto.
In realtà questo libro — che riunisce, profondamente rielaborati, alcuni contributi di Laurence Kahn dal 1991 ad oggi e numerosi altri finora inediti — costituisce una rilettura a volte anche minuziosa dell'opera di Freud nel tentativo di mettere in evidenza appunto il ruolo e il peso del «destino» nel pensiero del fondatore e di re-inserire il suo pensiero nella contemporaneità, una dimensione questa che è caratterizzata da ciò che l'Autrice chiama il «disastro».
Che cosa ha implicato per il pensiero, per la stessa pensabilità dell'essere umano, la comparsa, l'ascesa e il trionfo del nazismo? Quali tendenze sociali, culturali, scientifiche attuali, in forme molto diverse e certamente non collegabili direttamente a quelle, si muovono però sempre verso la rimozione o il diniego della dimensione tragica dell'individuo? E, più specificamente per quanto riguarda la psicoanalisi, quando si parla della sua attuale «crisi», a cosa ci si riferisce, ad alcune difficoltà tecniche e cliniche o ad una difficoltà sintomatica di pensare, di concepire, di simbolizzare che qualcos'altro, dentro di noi, si muove verso mete che sono anche tremende e orribili ma che possono essere assunte dal soggetto in modo da divenire fondanti per una concezione diversa, tragica ed umana, di sé?
La riflessione di Kahn è dunque ad un tempo storica, psicoanalitica e antropologica, nel doppio senso di essere una riflessione sulla nostra cultura e una riformulazione delle caratteristiche dell'essere umano.
Tutto il libro si