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In «Alcune conclusioni teoriche sulla vita emotiva del bambino nella prima infanzia», la Klein afferma che «già all'inizio della vita postnatale il neonato prova angosce di origine interna ed esterna» (Klein, 1952a, 460) e descrive in dettaglio i meccanismi che si attivano appena dopo la nascita: scissione, proiezione, introiezione. La Klein non solo sostiene che una certa attività psichica comincia precocemente, ma sostiene anche che la capacità di stabilire relazioni oggettuali è presente fin dall'inizio della vita e che il primo oggetto è il seno (Klein, 1946).
La Klein ha difeso strenuamente le sue idee dalle obiezioni e dalle critiche di chi affermava che il neonato non può essere capace di un'attività psichica, tanto più se complessa.
Mentre leggevo degli scritti di neuroscienze e i lavori di Fonagy sulla memoria, queste idee ed intuizioni della Klein mi si sono presentate alla mente con particolare vivezza e pregnanza. E, insieme ad esse, anche quanto scrive la Klein (1952b, 534) in «Le origini della traslazione» mi è parso particolarmente significativo: «L'esperienza mi ha insegnato che per mettere in chiaro i particolari della traslazione è essenziale pensare in termini di situazioni globali trasferite dal passato al presente con le emozioni, le difese e le relazioni oggettuali che vi sono insite. […] La mia concezione della traslazione in quanto radicata nei primissimi stadi dello sviluppo e negli strati profondi dell'inconscio comporta una tecnica in virtù della quale dalla globalità del materiale presentato sono inferite le componenti inconsce della traslazione. Così, per esempio, ciò che dice il paziente nella sua vita quotidiana rivela le difese contro le angosce che insorgono nella situazione di traslazione. Il paziente infatti è portato inevitabilmente a far fronte ai conflitti