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A mio padre, fuori della cornice
Sinnlosigkeit, assenza di senso, l'espressione di O.Weininger (1903) può fungere da emblema di un malessere identitario che pervase la sensibilità mitteleuropea al tempo della finis Austriae, preconizzato da Nietzsche e che, implicitamente, a vario titolo di consapevolezza culturale all'interno dello Zeitgeist (spirito dell'epoca), coinvolse anche il pensiero freudiano, la «risposta» freudiana. Assenza di senso e crisi dell'Io cartesiano, messa in discussione della Kultur intesa come un tutto organizzante, dal cui interno l'individuo potesse affidarsi ad una parola che, sgorgando dall'«antica dimora del linguaggio» (Hofmannsthal, 1927), si dimostrasse, con naturalezza, in grado di descrivere la realtà. Mentre si afferma il tramonto dell'unità classica e della parola piena, l'Io del tempo della crisi, l'Io insalvabile (das unrettbare Ich), nella definizione di Ernst Mach (1903), avverte la mancanza di un centro, del Mittelpunkt di cui parla Musil, come luogo di recupero della significanza, della motivazione e della responsabilità (Gargani, 1992). Non intendo dilungarmi eccessivamente sulle voci di coloro che in ambito filosofico (Wittgenstein, Heidegger) o letterario (Musil, Hofmannsthal, Kafka etc.) hanno testimoniato una personale risposta elaborativa alla crisi di un Soggetto vissuto come incapace di fronteggiare, con forza goethiana, un diffuso senso di caducità connesso alla pluralità contraddittoria del reale; avverto, tuttavia, la necessità di contestualizzare, anche da questo punto di vista culturale, il riferimento alla «nuova antropologia» freudiana, affermata