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Elvio Fachinelli è una tra le figure più singolari nella storia della SPI, esprime pienamente una fase e un aspetto della psicoanalisi italiana tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. La rimozione delle lotte politico-istituzionali trascorse rende ancora oggi difficile il suo riconoscimento, e con esso la comprensione dell'orizzonte di aspettative in cui entra la SPI nei decenni menzionati (Di Chiara e Pirillo 1997).
Di questa difficoltà, non del tutto elaborata dalla comunità e dalla cultura psicoanalitica, risente anche lo studioso che si appresta con una parziale mancanza di informazione, non già a ricostruire ma a tentare di delineare lo spazio intellettuale e sociale occupato dalla psicoanalisi in Italia. Riesce difficile illuminare, con le fonti a disposizione, il contributo che il vertice analitico ha offerto alla discussione pubblica in Italia e la peculiarità della «domanda» che viene rivolta alla psicoanalisi e alla SPI nei decenni passati. Entrambi gli elementi sostengono largamente la pratica professionale e scientifica di Fachinelli e stanno parimenti all'origine dell'attuale posizione istituzionale della disciplina.(1)