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Perché è così importante oggi interrogarsi sulla nozione di identità? Perché questo sfuggente concetto, che già nel suo enunciato lessicale evidenzia una contraddizione inquietante (l'identità è il proprium, l'irriducibile Sé, ma si dice depropriandosi e dunque identificandosi con un insieme più generale che lo rende riconoscibile agli altri), perché dunque l'identità che si trova all'intersezione tra aree disciplinari diverse come la teoria politica, la psicologia, la sociologia, la letteratura, è oggi sotto pressione?
Il problema è che l'attuale fase di radicale sviluppo della modernità in direzione di una globalizzazione crescente vede la dissoluzione delle usuali coordinate etiche, famiglia, società civile, classe, partito e Stato nazione in cui l'individuo si identificava e lo espone a una ridefinizione complessa e spesso fallimentare della propria identità.
Due aspetti rendono più radicale la crisi: innanzitutto non sono solo le categorie «moderne» ad essere problematiche, ma anche quelle più profonde e naturali finora indiscusse perché considerate indisponibili del corpo, del sesso, dell'etnia, dello stadio evolutivo biologico. L'avvento massiccio delle biotecnologie, nella svolta biopolitica che caratterizza la nuova governance, contribuisce in modo significativo all'effrazione della logica identitaria: il corpo stesso, soglia finora invalicabile dell'identità personale, diventa un'entità costruibile e manipolabile.
In secondo luogo, alla problematizzazione dell'identità dovuta alla dissoluzione del legame sociale e dunque ad una accentuazione del processo di