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Contributi di I. Agnello, M.L. Algini, S. Amati Sas, A. Cerletti, S. de Mijolla-Mellor, E. Di Bella, R. Jaitin, B. Janin, R. Kaes, F. La Porta, M. Lugones, N. Morandini, S. Morici, M. Pandolfi, E. Rodriguè, F. Scotti, M. Vinar.
Dopo aver sviluppato la sua concezione del Super Io, nell'ultima parte del Disagio, Freud osserva: «Se l'evoluzione della civiltà è tanto simile a quella dell'individuo e se usa i suoi stessi mezzi, non è forse lecita la diagnosi che alcune civiltà, o epoche civili, — e magari l'intero genere umano — sono diventati “nevrotici” per effetto del loro stesso sforzo di civiltà?» E prosegue: «Ma la diagnosi di nevrosi collettiva s'imbatte in una difficoltà particolare. Nella nevrosi individuale l'impressione di contrasto suscitata dal malato sullo sfondo del suo ambiente cosiddetto “normale” ci offre un punto di riferimento. Un simile sfondo verrebbe a mancare in una massa tutta egualmente ammalata e dovrebbe essere cercato altrove» (Freud, , 629).
I contributi raccolti nel volume curato da Lugones e Algini sembrano indagare in questo «altrove», alla ricerca di segnali capaci di avvertirci che il gruppo si è ammalato.
Quando il gruppo si ammala rischiamo di trovarci, infatti, in un contesto privo di testimoni, cioè di individui in grado di accorgersi di quanto sta accadendo. Il terrorismo, le dittature militari, le guerre, i disastri ecologici, sono tutti eventi la cui portata nella mente individuale non rischieremo mai di sopravvalutare.
Di fronte alla crisi della comunità il singolo si sente travolto e impotente, allora può cadere in uno stato di indifferenza che lo rende inconsapevole del modo in cui è trattato, può lasciarsi diventare una «cosa», come dice Amati Sas.
L'Edipo, come situazione conflittuale che consente l'emergere del pensiero individuale, viene sommerso, aggirato dalla identificazione primaria che spinge, in nome del legame identificatorio, appunto, ad un adattamento conformistico. L'individuo, aggiunge Amati Sas non coglie altra poss