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Si potrebbero scrivere enciclopedie sull'odio, passione lucida che mira diritto al cuore di dio, se solo fosse facile lasciar da parte il sembiante per avventurarsi in una ricerca, razionale se non fredda, delle sue radici.
Intitolarvi un lavoro psicoanalitico non lascia indifferenti e quello proposto da Recalcati è un testo di estremo interesse.
L'Autore rivolge la sua attenzione alle passioni dell'uomo, argomento molto pregnante, e in modo del tutto particolare all'odio il quale, forse a causa della speciale intensità emotiva implicata, tende a scivolare, nella letteratura psicoanalitica, nei suoi epifenomeni banalizzati e formali quali l'aggressività o, al più, la distruttività.
L'Autore è analista di formazione lacaniana, però la sua cultura psicoanalitica non si esaurisce in un'adesione acritica ed imitativa alla parola del maestro francese, come accade in altri casi ben noti, ma si nutre anche di un'approfondita conoscenza riflessiva di altri psicoanalisti divaria tendenza e di varia lingua, senza cedere a seduzioni olistiche né a tendenze sincretiche confuse.
Né Recalcati si lascia sedurre dalle inclinazioni personali: per lui l'odio è e resta qualcosa di essenziale, oltre la persona, condizione vitale come l'amore e l'ignoranza, passione dell'essere della quale abbiamo bisogno per vivere.
La lezione lacaniana di Freud traspare sempre in filigrana nello sviluppo avvincente della sua argomentazione, a partire dall'approccio specifico di Freud stesso al tema, là dove l'odio prende origine dal primo sorgere dell'oggetto, senza trascurarne gli sviluppi successivi.
Il libro si divide in tre parti e, mi è parso, quattro movimenti.
Nella prima parte l'Autore affronta dapprima il desiderio dell'essere umano, la sua radice tragica, etica oltre la morale corrente e solo successivamente l'odio come genuina passione dell'essere cantata da tanti poètes maudits. Già nel lungo discorso introduttivo sul desiderio appare la portata dello sforzo di Recalcati e anche il profondo di