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Guaraldi ripubblica, a distanza di trent'anni, il magistrale (e anticipatorio) saggio sul figlicidio che Glauco Carloni e Daniela Nobili presentarono nella collana «La Sfinge», Biblioteca di Psicoanalisi diretta da Glauco Carloni.
Questa iniziativa editoriale portò un sostanziale contributo al dibattito psicoanalitico degli anni '70 in Italia, facendo conoscere le opere degli analisti che avevano costituito la più fedele cerchia degli allievi di Freud: Ferenczi in primis, ma anche Rank, Jones, Bonaparte, Róheim.
Si percepisce in effetti un'atmosfera ferencziana in questo libro, nell'interrogarsi sulla genitorialità e sull'altro versante del mito fondante della psicoanalisi, l'Edipo; sul figlicidio, oltre che sul parricidio; sul modo di essere genitori di Laio e Giocasta (o sul modo di essere psicoanalisti degli psicoanalisti, avrebbe chiosato Ferenczi).
Ma il contributo di Carloni (e degli analisti bolognesi che con lui collaborarono all'iniziativa editoriale) alla conoscenza e alla diffusione del pensiero di Ferenczi non si è limitato alla pubblicazione e cura delle sue opere: tutta l'evoluzione del suo pensiero clinico e teorico trae linfa dalle più suggestive e originali intuizioni di Ferenczi, quelle che hanno fecondato e immensamente arricchito il corpus dottrinario della psicoanalisi odierna.
In particolare, ricordo qui l'attenzione allo «stile materno», accogliente e capace di sintonizzarsi coi bisogni primari dell'infante, capace di tatto e contatto, che Carloni, sviluppando e elaborando osservazioni cliniche del Ferenczi maturo, propone come assetto adeguato dello psicoanalista nella stanza d'analisi. Tuttavia, «stile materno» è una definizione che fa riferimento a un modello, mentre le madri sono figure concrete: donne che, in un certo momento della loro vita si sono trovate ad essere investite del più essenziale dei compiti «impossibili»: trasmettere la vita e costituirsi come primo oggetto del bambino, quello su cui si fonderanno i presupposti di tutte le fu