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Il tema del rapporto con il corpo in adolescenza, che già era stato sviluppato dalla Rivista nei recenti volumi sulla psicosomatica,(1) torna a costituire, sia pure da una diversa prospettiva, l'argomento intorno a cui variamente si articolano i quattro volumi usciti nel 2004, affrontando questioni cliniche e metapsicologiche di un certo rilievo.
Nel primo, Virtuel, il discorso prende le mosse da quello che può rappresentare un segno di difficoltà nel rapporto con l'altro e con il corporeo, approfondendo, quasi per contrasto, la funzione ed il significato dal punto di vista soggettivo delle nuove tecnologie dell'immagine, di sempre crescente diffusione soprattutto tra i giovani. Il tentativo di comprendere se il ricorso a questo mezzo debba essere visto come ricerca di una realtà sostitutiva, od invece come strumento per entrare in contatto con il reale, caratterizza tutto l'andamento del volume. S. Tisseron, autore di numerosi scritti in proposito, nell'introduzione «Le virtuel à l'adolescence», cerca di sgombrare il campo dagli equivoci precisando innanzitutto che il concetto di virtuale si riferisce all'uso dello strumento, e non alla sua caratteristica intrinseca, la cui natura numerica ha il solo vantaggio di permettere la trasmissione a distanza, e sottolinea come la polarità reale-virtuale caratterizzi l'intera esistenza e lo stesso lavoro terapeutico, inteso come strumento per favorire il passaggio dal virtuale al reale. Svolgendo poi un'analisi accurata di come il «fantasma» del virtuale entri in rapporto con l'esperienza soggettiva, ne indica almeno tre modalità: il desiderio di essere contenuto nell'immagine, quello d'interagire con essa in modo attivo, e quello fusionale pelle contro pelle alla Anzieu. Per spiegarne la funzione, fa ricorso al concetto di spazio transizionale, con carattere di rêverie - che fa pensare soprattutto a modalità di interiorizzazione della rêverie materna - analogamente