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Ci siamo ritrovati in tanti, dal 20 al 22 maggio 2005, nell'Aula Magna dell'Università Statale di Milano dopo molti anni, per ricordare il nostro maestro Franco Fornari a vent'anni dalla sua morte.
Il pensiero dominante che ho avuto per tutto il Convegno è stato espresso da Gigliola Fornari che, attraverso il racconto della ricca storia di suo padre, ci ha ricordato non solo lo scienziato, il professore, lo psicoanalista, ma anche l'uomo profondamente caratterizzato dalla sua naturalità, «generoso e generativo». A testimonianza di questa generatività c'erano in sala diversi studenti, molti colleghi giovani e meno giovani, specialisti provenienti da vari ambiti culturali e scientifici e c'eravamo noi, i «fornariani», come eravamo definiti allora.
Al Convegno è stato ricordato che l'impalcatura teorica del pensiero di Fornari non ebbe vita facile, fu criticata e altre volte «ignorata» pur avendo egli ricoperto negli anni tutte le cariche istituzionali possibili (Presidente della SPI dal 1974 al 1978 e negli stessi anni responsabile della Rivista di Psicoanalisi, dal 1972 professore straordinario alla Cattedra di Psicologia della Statale di Milano e Direttore di Istituto).
Il Convegno ha avuto il merito di dare all'auditorio una panoramica della complessità della sua teoria e dell'ampiezza del suo progetto permettendogli di aprire alla psicoanalisi vie ancora intentate o abbozzate nelle dinamiche dei gruppi sociali, culturali, istituzionali e di divenire strumento di analisi e di nuove forme di comprensione per le arti (la letteratura, le arti figurative, la musica) e per la società (la storia, la politica, la guerra). Ci resta il doloroso interrogativo di quante aperture di pensiero sarebbero state ancora possibili se la morte, prematura, non avesse interrotto il fluire incessante della sua generatività.
Il Convegno è stato organizzato dal Centro Milanese di Psicoanalisi, Cesare Musatti, dal Minotauro e dal COIRAG.(1) Per le tre Istituzioni hanno introdotto i lavori,