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Attorno al 1910 Freud era impegnato a dare forma sistematica alla tecnica della psicoanalisi. Sappiamo che egli aveva in mente di scrivere un vero e proprio trattato sulla tecnica, ma abbandonò questo progetto e si limitò a raccogliere, sotto la dizione di Tecnica della Psicoanalisi tre saggi scritti tra il 1910 e il 1912. A questi si aggiunsero nel 1913-14 altri tre lavori raggruppati sotto la dizione di Nuovi consigli sulla tecnica della psicoanalisi.
È in uno di questi ultimi, Ricordare, ripetere, rielaborare che Freud (1914) offre per la prima volta un posto di rilievo alla elaborazione come parte indispensabile del processo analitico. Protagoniste di questo scritto sono, a ben vedere, tutte le modalità atte ad affrontare la resistenza, ma dopo avere analizzato con cura queste modalità Freud aggiunge che capire e interpretare le resistenze alla luce del transfert, in altre parole ricordare e ripetere non basta, perché: «Si deve lasciare all'ammalato il tempo di immergersi nella resistenza a lui ignota, di rielaborarla, di superarla persistendo, a dispetto di essa nel suo lavoro che si attiene alla regola analitica fondamentale» (361).
Il concetto di elaborazione permette così a Freud di chiarire il carattere non solo conoscitivo ma soprattutto esperienziale dell'analisi. È significativo - per la rilettura che proponiamo - il fatto che il concetto di elaborazione si delinei all'interno di uno scritto in cui è definitivamente sancito il legame tra resistenza, coazione a ripetere e transfert e, da un punto di vista tecnico, viene ritenuta fondamentale la modalità con cui vengono affrontate le resistenze.
Sempre rimanendo aderenti a questo scritto possiamo dire che il concetto di elaborazione nasce nel pensiero di Freud in una posizione segnata da due coordinate: