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Della psicoanalisi nient'altro è vero se non le sue esagerazioni. T.W. Adorno, Minima moralia, § 29
Innanzitutto desidero ringraziare vivamente Amedeo Falci e Marino Milella della cura con la quale hanno letto «Destino del destino», nonché della precisione della loro argomentazione. Sebbene i due commenti sviluppino punti di vista particolari a partire da riferimenti diversi, risponderò in una unica soluzione.
Marino Milella, sottolineando il valore del pensiero e della scrittura autonarrativa, rileva quanto viene avvertito, lavorando con certi pazienti, «il bisogno di dover[si] ascoltare, per non disperare di un possibile senso». E quanto tale pratica corrisponda all'impossibilità per queste persone «di interiorizzare delle presenze edipiche, perché sono «state precocemente travolte dalla tumultuosità affettivo-sensoriale di un ambiente materno»—cosa che insistono a ricercare e riprodurre. Lungi da me l'idea di contestare il valore di tale moto psichico da parte dell'analista: perfino in certi casi «non limite» vi sono momenti transferali in cui l'irruzione della pulsionalità, la sua violenza e il suo disordine ci inducono, anzi ci