You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«Interessarci all'islam non faceva parte né del mio programma né di quello della mia generazione. È perché l'islam ha cominciato ad occuparsi di noi che ho deciso d'iniziare ad occuparmene». Sono questi i termini nei quali lo psicoanalista francese di origine tunisina Fethi Benslama introduce il suo ultimo lavoro La psychanalyse à l'épreuve de l'islam, pubblicato in edizione tascabile a Parigi nel 2004.*
Non si tratta solamente di prendere atto dell'irruzione dell'islam nella storia—ormai nemmeno più tanto recente, poiché risalente almeno dalla Rivoluzione iraniana del '79-e tantomeno dell'attualità quasi giornalistica della questione, ma di constatare, per una generazione istruita alla modernizzazione, al laicismo ed al marxismo dominanti nei paesi arabi dopo le guerre di decolonizzazione, un ritorno del riferimento all'islam nella strutturazione dei sintomi individuali quanto collettivi dei soggetti che si costruiscono intorno a questa appartenenza.
Il proposito è dunque di confrontarsi a quello che potremmo definire «il soggetto dell'islam», da intendersi come una serie di sintomi e di formazioni inconsce incentrate sulla sutura del soggetto a un tale significante fondamentale. Né un'antropologia della religione dunque, né della sociologia psicoanalitica o etnopsicoanalitica, ma il tentativo di individuare certi punti salienti del «disagio della civiltà» contemporaneo attraverso il prisma dell'islam, da intendersi non certo