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Sotto il titolo «Fanatismi» ho ritenuto di poter raggruppare, attraverso le recensioni dei numeri 7 e 8 della rivista penser/rêver,* una serie molto vasta di problematiche riguardanti contemporaneamente sia la questione ebraica considerata da diverse angolature (psicoanalitica, letteraria, antropologica, etc.) che il fanatismo nel senso più lato del termine, non escludendo nemmeno il rischio in cui può incorrere la psicoanalisi, di cadere anch'essa nella fanatizzazione se non riesce ad oscillare con equilibrio tra i poli del delirio e della realtà.
A differenza di quel che mi capita quando mi propongo di recensire una rivista, questa volta, dopo aver cominciato automaticamente nello stesso modo, mi sono fin dall'inizio sentita coinvolta, mi sono trovata a sfogliare le pagine che mi attraevano, a praticare una sorta di full immersion, con una curiosità del tutto insolita di entrare in contatto con un mondo di cui conosco più la letteratura e per sommi capi la storia ma non direttamente la vita. E quindi mi sono lasciata coinvolgere dalla lettura — mi verrebbe da dire — guidata dall'inconscio.
Perché una rivista di psicoanalisi decide di tornare sulla questione ebraica?