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Il contrappunto all'inizio del libro mi incuriosisce: «Tutto mi separa da un monaco cattolico. Io non credo in Dio, lui probabilmente non crede all'inconscio. Per lui, la verità è divina, si rivela agli uomini e si incarna in un uomo. Per me, la verità è umana, nascosta e ci giunge senza che ne sappiamo il perché. La parola per lui viene da fuori, per me da dentro.» (27) [trad. mia].
… Vorrei saperne di più.
L'Autrice, Marie Balmary, è una psicanalista cattolica lacaniana, lavora a Parigi da più di trent'anni, è conosciuta per i suoi studi religiosi e le letture sulla Bibbia. Ha pubblicato numerose opere, tradotte in diverse lingue, alcune delle quali in italiano. In un articolo del '99, si definisce una «ricercatrice non universitaria perché il no dell'università mi ha liberata dagli schemi e mi ha aperto la strada dell'esplorazione» [trad. mia, corsivo nel testo].
(Traduco il termine psychanalyste col vocabolo «psicanalista» coerentemente con la tradizione lacaniana).
I critici la annoverano nella schiera di intellettuali che, ispirandosi soprattutto a Spinoza e Lacan, esprimono l' attuale tendenza della filosofia francese ad un ritorno alla spiritualità. Dalla fine degli anni settanta, questo orientamento si trova negli scritti di noti pensatori: da Ricoeur a Levinas, da B.-H. Lévy a Sartre, che passa gli ultimi anni della sua vita a discutere la Torah col filosofo maoista ebreo Benny Lévy, attirandosi le critiche della de Beauvoir.
Se non si inscrive in contiguità col metodo d'indagine degli autori sopra citati, è tuttavia in linea coi temi trattati, anche il corposo saggio: Narcissisme, Christianesime, Antisemitisme, di Grunberger e Dessuant (1997).