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Forse alcuni colleghi, soprattutto tra quelli più giovani, non hanno ancora sentito parlare di Marcelle Spira. Spira è una singolare e importante personalità della psicoanalisi dell'ultimo mezzo secolo. Nata in Svizzera nel 1910, emigrata in Argentina intorno alla metà degli anni '40 e ivi formatasi con Enrique Pichon-Rivière, una volta ritornata in Europa, nel 1956, entra a far parte del gruppo degli psicoanalisti kleiniani. E di M. Klein diviene amica e autorevole collaboratrice.
Per comprenderne il prestigio presto raggiunto, basterebbe qui ricordare che la diffusione nel nostro paese del pensiero di M. Klein, ad opera innanzitutto di Franco Fornari, agli inizi degli anni '60, deve molto al rapporto di lavoro che egli ebbe in quegli anni con M. Spira. Divenuta analista didatta e poi presidente della Commissione Didattica della Società Psicoanalitica Svizzera, nei primi anni '70 Spira è invitata in Italia a tenere seminari di formazione e supervisione clinica che, da allora, sono rimasti una consuetudine. Con una discrezione che completa il quadro della sua complessa personalità, ancora oggi trasmette a colleghi e allievi i frutti della propria originale elaborazione teorica e la propria straordinaria passione per il lavoro sul campo, a contatto col paziente. Ritengo che sia anche per questa profonda dedizione alle esigenze della cura, a tutti i livelli, che Spira ha cominciato a scrivere libri solo a partire dalla metà degli anni '80. In Italia sono usciti Creatività e libertà psichica, Alle sorgenti dell'interpretazione e, ora, L'idealizzazione, a cura di Monique Lambert, Renato Locatelli e Gian Maria Occhi e con un'accurata presentazione di Ronny Jaffè.
Il contributo di Spira al tema dell'idealizzazione muove da un presupposto, riguardante l'origine e la natura dell'angoscia. Secondo l'Autrice, l'angoscia nasce nel corpo, «è vissuta in primo luogo al livello del corpo» (17). Essa si sviluppa in relazione alla prima esperienza traumatica, cioè a quell'esperienza d