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Il panorama psicoanalitico italiano si arricchisce di un nuovo volume sul tema della conclusione dell'analisi, argomento che fino ad un decennio fa poteva dirsi poco rappresentato (ad eccezione del volume di G. de Simone, 1994) e che, invece, nel giro di pochi anni ha registrato un notevole incremento di interesse tradottosi in numerose pubblicazioni. (Ferraro-Garella, 2001; Niccolò, 2001, Maffei, 2002). Il volume curato da Daniela Lucarelli e Livia Tabanelli raccoglie l'intenso lavoro di riflessione e ricerca che è stato oggetto del programma scientifico della SIPsIA (Società Italiana di Psicoterapia psicoanalitica dell'Infanzia, Adolescenza e Coppia) e si configura pertanto come un discorso a più voci animato da una fitta serie di interrogativi (una intera pagina—27-nel contributo introduttivo di Tabanelli) che percorrono tutto il testo intessendo una sorta di dialogo incessante sia tra gli autori che hanno contribuito al volume sia con altri con cui ci si è virtualmente confrontati.
Il volume ha come suo tratto distintivo l'essere fondato sul pensiero clinico, nel senso di un ampio ricorso, in tutti gli scritti, all'esperienza clinica che fa da supporto e da stimolo ad una insistita esigenza di riflessione teorica. Questa caratteristica di insieme mi obbliga a trascurare la ricchezza di sfumature e la singolarità, proprie della varietà di situazioni cliniche descritte, per privilegiare piuttosto la individuazione di nodi concettuali e percorsi tematici. Ne scaturisce un mio riordinamento che pesca liberamente in quello propostoci nel testo che è stato diviso in tre sezioni: una prima dedicata alla specificità della conclusione dell'analisi con i bambini: questioni teoriche; una seconda intitolata «Bambini, genitori e terapeuti nel processo di conclusione dell'analisi»; ed una terza dedicata alle problematiche di fine analisi esplorate nella clinica.
Partirei dalla prima questione relativa alla specificità della conclusione nella psicoanalisi infantile, questione ch