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Nei giorni 10, 11 e 12 giugno 2005 si è svolto a Venezia il convegno Parricidio e figlicidio: crocevia d'Edipo e dintorni. Il convegno preparato, voluto e così intitolato da Agostino Racalbuto, allora direttore della Rivista, chiude una serie di incontri cominciati a Trieste, proseguiti a Roma e a Napoli per i cinquant'anni della Rivista della Società Psicoanalitica Italiana.
Potrebbe sembrare strana la scelta di Racalbuto del tema edipico come epilogo di queste giornate poiché penso che la maggior parte di noi abbia imparato a conoscerlo come autore scientifico di altissimo livello e grande originalità soprattutto nell'area della rappresentabilità del «border» e «dintorni».
Racalbuto non ha fatto in tempo a preparare un lavoro specifico per questa occasione, tuttavia, ripercorrendo il suo cammino scientifico fin dai primi lavori, fino alla pubblicazione del libro Tra il fare e il dire. L'esperienza dell'inconscio e del non verbale in psicoanalisi che ha condensato nel 1994 molte delle sue idee sullo sviluppo dello psichismo primitivo, alcune ancora in forma embrionale, possiamo trovare tracce ben precise del suo pensiero riguardo al tema della triangolazione edipica e della centralità che ne rivestiva.
«Preciso una volta per tutte che l'attenzione per le pre-forme del linguaggio (area del non verbale) non può esser disgiunta da un preciso ascolto analitico a livello edipico. L'edipizzazione deve esser il punto fermo interno dell'analista […]. Considero l'edipizzazione, e la triangolarità che la sottende, un continuum di esperienze triadiche che confermano il conflitto edipico […]. Appartiene ai compiti dell'analista quello di esser il garante dell'edipizzazione all'interno della relazione con il paziente» (6).
Negli ultimi lavori infine la preoccupazione di riservare un posto importante alla problematica edipica, quasi a ricordare a tutti di non sottovalutarla per il «primitivo»