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«Il mio ringraziamento a Freud»: così titola la lettera aperta, poi pubblicata dall'I nternationaler Psychoanalytisher Verlag nel 1931, di Lou Andreas Salomé a Freud in occasione del suo settantacinquesimo compleanno.
È un testo in cui l'autrice vuole, come lei stessa illustra a Freud, «anche spiegare come, attraverso di Lei, io fossi riuscita a diventare abbastanza libera addirittura per apprezzare quegli aspetti in cui si esprime il nostro diverso sentire» (cfr. Lettere tra Freud e Lou Andreas Salomé 1912-1936, Bollati Boringhieri, , 189).
Libertà, dunque ma «anche» il senso di questa acquisizione; tant'è che scrive un centinaio di pagine per darne ragione.
Ricevuto il testo, Freud giudica «troppo personale» il titolo del saggio, di cui invece sottolinea il valore, e ne sollecita l'eliminazione.
«Riguardo al manoscritto» - replica con decisione l'allieva ed amica - «desidero solo aggiungere che il titolo non dev'essere eliminato perché è lui solo, in una certa misura, a dare un senso all'intero lavoro» (Bollati Boringhieri, , 191).
«Se mai alcuna impresa della nostra specie rimarrà indimenticata, sarà proprio quella ua di aver penetrato la profondità della mente umana»: così invece Thomas Mann per l'ottantesimo di Freud che, pochi mesi dopo, appena scritta Analisi terminabile e interminabile, dichiara a Zweig: «Non si può mai scindere il dubbio dalla ricerca e sicuramente io non ho estratto che un briciolo di verità» (cfr. E. Jones, Vita e opere di Freud, Il Saggiatore, , vol. III, 257).
»Quanto, con semplicità e decisione, è espresso in quel titolo e questi pensieri sono alla base del progetto della Rivista di Psicoanalisi per quest'anno, il centocinquantesimo dalla nascita di Freud.
Nel 1936, in occasione del suo ottantesimo compleanno, la Società Psicoanalitica Italiana si fece promotrice di un volume, Saggi di psicoanalisi in onore di Sigmund Freud allo scopo, come riporta la prefazione, di dare «un'impressione approssimativa della vastità dei campi che la psicoanali