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L'effetto traumatico di un evento reale che si colloca al di fuori della possibile area di controllo del soggetto, il suo impatto sull'organizzazione interna dei processi psichici e i problemi che pone la sua elaborazione e interpretazione in ambito analitico, costituiscono l'oggetto di riflessione di questo lavoro. (1) Il trauma risulta tale proprio perché, di fronte a un'esperienza che oltrepassa la capacità del soggetto di darle senso e di integrarla nella propria realtà psichica, vengono messi in atto processi di diniego che si riflettono sulla realtà psichica stessa. (2) Quando qualcosa di violentemente traumatico è accaduto, qualcosa che non ha potuto trovare né contenimento significativo nella relazione, né rappresentazione e che si manifesta con una sorta «di estraneità del sé a se stesso» (Bonaminio e Di Renzo, 2000, 3), non solo la capacità dello psichismo di percepire, contenere, raffigurare e investire l'esperienza è compromessa in modo radicale, ma risulta violata la sua stessa strutturazione. In questi casi, a mio avviso, il problema riguarda l'assenza di uno spazio psichico all'interno del quale l'esperienza possa essere contenuta, condivisa e