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Il mio professore mi ha detto - ed è la prima persona che osa dirmelo - che avrei ciò che Herder chiama così bene uno stile «idiotico», cioè uno stile che che è al tempo stesso corretto e caratteristico. Questo fatto incredibile ha suscitato la mia giusta meraviglia, e non perdo occasione di propalare ai quattro venti la lieta notizia, la prima nel suo genere. Per esempio lo faccio sapere a Lei, che finora non si era accorto di scambiare lettere con uno stilista della lingua tedesca. E ora Le consiglio, non come una persona interessata, ma come amico: conservi, raccolga, custodisca: non si sa mai! Freud, Lettera a Emil Fluss, 16 giugno 1873
Nel presente lavoro cercherò di mettere in evidenza e discutere un aspetto che ritengo fondamentale nelle Opere di Sigmund Freud. Si tratta della dimensione stilistica della sua scrittura, quale soprattutto si esprime nel suo linguaggio figurato, di cui cercherò di mostrare alcune caratteristiche. In particolare evidenzierò alcune modalità e funzioni del vasto impiego di similitudini e metafore, e gli effetti stilistici e costruttivi di questo ricorso all'analogia.
Qualcuno potrebbe chiedersi a buon diritto quale interesse può ancora presentare uno studio del genere per la psicoanalisi odierna.
In realtà, a 150 anni dalla nascita di Sigmund Freud e a 67 anni dalla sua morte, molti psicoanalisti continuano a fare riferimento alla sua opera scientifica come a un momento iniziale non veramente superato e al quale si ritiene necessario tornare costantemente. I motivi che inducono a questo ritorno sono vari e non