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Per comprendere l'importanza dei dodici volumi delle Opere di Sigmund Freud (d'ora in avanti OSF), pubblicate da Boringhieri tra gli anni 1966 e 1980, è necessario partire da un po' più lontano. La psicoanalisi arriva in Italia agli inizi del XX secolo: i primi articoli scientifici risalgono alla fine del primo decennio (1) e sono opera di psicologi medici come Luigi Baroncini del manicomio di Imola e Roberto Assaggioli o psichiatri come Gustavo Modena, vice direttore del manicomio di Ancona e Marco Levi Bianchini. Quest'ultimo, direttore del manicomio di Nocera, è il primo vero appassionato della nuova scienza tanto che nel 1925 fonderà anche una Società Psicoanalitica Italiana.
Il livello dei loro lavori è apprezzabile, anche se un po' rudimentale e semplificato.
Le cose peggiorano col tempo, in particolare per la duplice presa di posizione di fascismo e chiesa cattolica, entrambe poco favorevoli alla nuova psicoanalisi.
Per chiarire ulteriormente il clima che si respirava in quell'Italia, bisogna ricordare che questa era dominata in campo accademico e clinico dalle figure di Croce e Gentile da un lato, di Lombroso e dei suoi allievi dall'altro. La figura di Enrico Morselli sembra ben rappresentare la reazione del tempo all'arrivo del pensiero di Freud in Italia: respingere, criticare, minimizzare. I due volumi La psicoanalisi, dedicati ad Ardigò e Lombroso, scritti nel 1925 e pubblicati l'anno