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«Che l'educazione odierna nasconda al giovanetto l'importanza che avrà nella vita la sessualità non è l'unico rimprovero che si deve rivolgerle. Essa pecca anche nel non prepararlo alle aggressioni di cui è destinato a diventare oggetto. Introducendo la gioventù nella vita con un orientamento psicologico così sbagliato, l'educazione si comporta come se si equipaggiassero di vestiti d'estate e di carte dei laghi italiani persone che partono per una spedizione polare».
(Freud, 1929, 620)
In questa nota vorrei introdurre il tema delle passioni e dei conflitti che affiorano nel contesto delle istituzioni psicoanalitiche: si tratta di un tema variamente dibattuto nel corso degli anni, ma a cui raramente viene concessa attenzione specifica, alimentando attraverso il silenzio una immagine convenzionale di marca idealistica delle nostre istituzioni. Eppure Van der Leeuw - in un lavoro sul tema dell'istituzione psicoanalitica del 1968 pubblicato dall'International Journal of Psychoanalysis - aveva affermato senza circonlocuzioni e mezzi termini: “Invidia, rivalità, conflitti di potere, formazione di piccoli gruppi che generano intrighi e discordia, sono un fatto ordinario nelle istituzioni psicoanalitiche” (cit. da Reeder, 2004, 161).
Questa conflittualità ha radici che rimandano ai primordi della psicoanalisi, quando coloro che si differenziarono da Freud nella loro prospettiva teorica, come Stekel, Adler, Jung, Rank e, in un certo qual modo, Ferenczi, furono estromessi dai raggruppamenti psicoanalitici organizzati (cfr. Wallerstein 2005, 623). Essa sembra, però, assumere particolare rilevanza in questo nostro particolare