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Immaginatevi di entrare, in una bella mattina di settembre, in una splendida sala di un prestigioso palazzo del centro di Roma per ascoltare preziosi contributi sul pensiero psicoanalitico contemporaneo. Aggiungete a questa scena la presenza di familiari, amici, allievi di un grande studioso della mente umana, essi stessi psicoanalisti che, a vent'anni dalla sua prematura scomparsa, danno a questo incontro il senso di uno scambio affettivo tra persone legate da sincero sentimento e riconoscenza. Infine, inseritevi in questo contesto con la vostra personale esperienza di psicoanalista di un'altra generazione, curioso al confronto con idee tante volte lette ed applicate nel vostro studio con i vostri pazienti. Ecco. Avrete cosi un'idea, ma solo un'idea, dell'occasione che è stata la Giornata di Studio su «Imitazione e aggressività nel pensiero di Eugenio Gaddini», ideata e organizzata dal nostro collega Andrea Gaddini, che si è svolta il 30 settembre 2005 a Roma nella Sala Igea del Palazzo Mattei di Paganica, sede dell'Istituto della Enciclopedia Italiana «Treccani».
Per tutta la giornata si sono succeduti ricordi personali, flash di scambi ufficiali ed occasionali, meditate elaborazioni teoriche dei suoi scritti e testimonianze sulla coerenza tra le sue idee e il suo modo di concepirle e porgerle. È stata Anna Ferruta, nel suo ruolo di chairman della mattinata, ad introdurre, con il garbo e la lucidità che le sono propri, la figura di Eugenio Gaddini come scienziato, studioso e appassionato della vita istituzionale. Ha subito ricordato l'attualità del suo pensiero tra neuroscienze ed ermeneutica, citando opportunamente le sue stesse parole tratte dal saggio La maschera e il cerchio : «Io credo che si debba distinguere non la mente dal corpo - come la filosofia, la religione e la psicologia da un lato, e la medicina dall'altro, hanno fatto prima dell'avvento della psicoanalisi - ma piuttosto un continuum corpo-mente da un continuum mente-corpo, e un'area virtuale in cu