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Dal 27 al 29 gennaio, organizzato dal WPE della FEP; si è tenuto a Vienna un seminario europeo-nordamericano degli Analisti di Training su di un aspetto specifico della formazione analitica, vale a dire sulla supervisione. All'incontro hanno partecipato oltre trenta analisti (una proveniente dagli Stati Uniti e gli altri in rappresentanza di quasi tutte le Società europee).
Obbiettivo del Seminario è stato di focalizzare l'attenzione dei partecipanti sulla esplicitazione dei criteri usati dal Supervisore per valutare il Candidato.
Nella relazione introduttiva ai lavori, l'americana Deborah Cabaniss (1) ha illustrato la filosofia e la prassi formativa dei Candidati del Columbia University Center for Psychoanalytic Training and Research.
La Cabaniss ha ricordato come nella maggior parte degli Istituti di formazione il cardine portante per la valutazione è rappresentato soprattutto dalla capacità del Candidato di tenere in analisi il paziente per un certo periodo di tempo (di solito due anni); questo limite temporale condiziona pesantemente il processo di apprendimento in supervisione, perché l'obbiettivo principale del Candidato diventa quello di non perdere il paziente, obbiettivo che può essere perseguito con varie modalità come, ad esempio, l'evitamento dell'analisi del transfert negativo o la sottomissione masochistica al paziente.
Il progetto del Columbia Center invece sottolinea il fatto che per poter valutare un Candidato occorre prescindere dall'elemento temporale dei due anni. Per questa ragione richiede ai Candidati un periodo di 90 mesi di supervisione con tre supervisori di cui due assegnati dal Comitato di Training ed uno a scelta del Candidato; se per esempio un caso si interrompe, poniamo, dopo sei mesi di trattamento, i sei mesi sono conteggiati nei 90 richiesti.