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Compito fondamentale delle istituzioni psicoanalitiche, accanto a quello della formazione dei nuovi psicoanalisti, è favorire lo sviluppo della ricerca ed un aspetto essenziale è la periodica verifica del suo stato di avanzamento. È quanto avverrà nel prossimo mese di settembre nel XIII Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana a proposito del transfert: Transfert, cambiamenti nella teoria e nella pratica clinica.
Scoperto come fenomeno, il transfert è passato rapidamente dall'essere considerato un ostacolo per la cura all'esser riconosciuto come luogo critico centrale della relazione paziente-analista e quindi come esito della ripetizione ma anche come fonte dell'energia per le trasformazioni necessarie e quelle possibili.
La varietà dei concetti che ora abbiamo a disposizione per articolarne caratteristiche e vicissitudini ci danno la dimensione della complessità e, inevitabilmente, della molteplicità dei possibili impieghi di questo concetto: transfert positivo, negativo, amoroso, erotico, erotizzato, oggettuale, narcisistico, nevrotico, psicotico, perverso; ma anche transfert lineare, a segmenti, del negativo, anti-transfert… Il tutto complicato dal concetto di controtransfert e dagli orizzonti aperti dalla teoria del campo e dai molteplici modi di intenderlo. Siamo quindi sempre costretti a precisazioni, riferimenti e distinguo nell'uso di questi concetti.
Il nostro interrogarci sul transfert è anche una necessità, essendo proprio il transfert una sfida alla capacità e possibilità di pensare dell'analista ed alla sua stessa integrità narcisistica, come sarà ripreso in più punti di questo numero.
In vista del Congresso di Siena è stato sviluppato un lavoro di studio, ricerca ed elaborazione collettiva nei vari Centri che costituiscono la struttura portante della nostra società scientifica; la Rivista dà con questo numero il suo contributo.
Innanzitutto vengono qui prepubblicate le relazioni principali affidate, la prima, a Stefania Manfredi Turillazzi