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Alex Holder è psicoanalista di training e supervisore dell'Associazione Psicoanalitica Tedesca, già responsabile del Dipartimento per la Psicoterapia Analitica del Bambino e dell'Adolescente presso l'Istituto Balint di Amburgo. Si è formato come analista a Londra presso l'Anna Freud Centre e la British Society. Come l'Autore precisa nella Prefazione, il libro non si propone di essere una storia della psicoanalisi infantile parallela a quella molto nota dei Geissmann, ma ne è piuttosto il complemento da un altro punto di vista. Holder vuole tracciare una chiara distinzione tra psicoanalisi e psicoterapia analitica dell'età evolutiva. Inoltre si occupa delle controversie tra le due protagoniste storiche Anna Freud e Melanie Klein, delle diversità tecniche, delle diverse formulazioni teoriche rispettivamente a Vienna e Berlino prima e poi a Londra, che illustra anche attraverso l'esposizione e la discussione di un caso da lui seguito.
Considerata una sorta di figliastra della psicoanalisi, derivata dall'esperienza con gli adulti e per il trattamento di questi, l'Autore ne rivendica invece la piena legittimità sia rivisitandone la storia che attraverso la clinica. Ne afferma la specificità mostrando la differenza con la psicoterapia analitica, che non va considerata un intervento di second'ordine, ma di pari valore, diverso però nella tecnica e nelle finalità. La distinzione più importante riguarda il numero settimanale delle sedute, non meno di tre per l'analisi (meglio se quattro o cinque secondo la tradizione inglese), una o due per la psicoterapia. Non si tratta di un elemento formale, ma sostanziale, poiché solo con il trattamento intensivo si svilupperebbe quel processo relazionale di tranfert-controtransfert che consente di affrontare le resistenze, il conflitto, le difese ai livelli più profondi e di modificarli; inoltre nella mente dell'analista il paziente, proprio attraverso la frequenza intensiva, riuscirebbe ad occupare quel posto, anche al di fuori delle se