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Il 26 e 27 novembre 2005, si è svolto ad Aix-en-Provence l'undicesimo Colloquio franco-italiano. Natura, funzione, interpretazione del transfert durante la seduta sono state oggetto della «conversazione» fra le due culture psicoanalitiche. Il tema s'inserisce nel quadro teorico clinico contemporaneo che considera imprescindibile la connessione fra transfert e controtransfert; dà uno spazio centrale ai concetti di identificazione proiettiva e di controidentificazione proiettiva; è attraversato dalle teorie di campo psicoanalitico, di co-pensiero, co-narrazione e dal confronto con l'intersoggettivismo. In tale contesto non si parla più di «risoluzione» del transfert, che viene invece concepito come necessità rigenerativa continua.
Porgendo il benvenuto ai partecipanti, J.M. Porte (S.P.P.) dà inizio ai lavori.
Amalia Giuffrida introduce le due relazioni della mattinata: con un incipit di notevole efficacia espressiva (un dialogo in forma di discorso diretto), trasporta gli ascoltatori nell'atmosfera semionirica di una seduta d'analisi. La paziente commenta il lampadario della stanza d'analisi; i pensieri dell'analista scivolano verso una catena associativa fatta di ricordi personali. A partire da questi, l'analista s'interroga sul transfert, strumento insostituibile di lavoro, al contempo paradossale e perturbante. A chi «appartiene» il lampadario di cui parla la paziente? Cercato e trovato dalla paziente, è anche oggetto del mondo reale e fantasmatico dell'analista e, con la sua concretezza, vincola le invenzioni che la coppia analitica potrà produrre. C'è il paziente, ma dunque anche l'analista, in quella dimensione remota del tempo che si dilata fino a costituire il momento attuale e in quello spazio trovato-creato, luogo (e frutto) dell'incontro fra paziente e analista che «inventano» ciò che è «realmente» accaduto.
Ogni coppia analitica crea una peculiare tessitura transferale, composta dall'intreccio di due soggettività che si scelgono reciprocamente, eppure questa