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Caro Direttore,
ritengo utile che la Rivista di Psicoanalisi abbia dedicato un numero alla laicità della psicoanalista e che il numero sia stato aperto dalla lettera di Nando Riolo, che ha espresso una posizione non personale, ma in qualità di Presidente della SPI e che ha ricevuto molte e entusiastiche adesioni da parte dei soci. È assolutamente legittimo che sia stata scelta la lettera di Alberto Spadoni per la chiusura del numero, ma avrei preferito che, almeno nell'Editoriale, fosse ricordato che la posizione ufficiale della SPI, così come è stata espressa dal Past President Domenico Chianese nel convegno di Roma del 2004 ed elaborata dalla commissione «Istituzioni di cura» presieduta dal precedente Segretario Scientifico Giuseppe Berti Ceroni, sia stata di sostegno, seppure critico, alla legge 180 e contro i vari tentativi controriformistici (vedi proposta di legge Burani Procaccini).
Ho avuto modo di apprezzare in alcuni momenti societari e in alcuni suoi scritti il garbo, la pacatezza ma anche la decisione con cui Spadoni ha sostenuto le proprie convinzioni, ma pur condividendo molte sue preoccupazioni e molte sue affermazioni, credo che esse risentano in questo caso di un eccessivo localismo (Bologna è una realtà importante, ma non può essere generalizzata).
Prima di entrare nel merito della lettera di Spadoni, vorrei ricordare che non vi è mai stata una posizione univoca degli psicoanalisti italiani sull'assistenza psichiatrica, anche se nel 1971 la Rivista di Psicoanalisi ha dedicato all'argomento un numero monografico con scritti di De Martis, De Simone, Fornari, Gaburri, Gatti, Generali, Leonardi, Napolitani, Petrella e Sacerdoti. I lavori di allora appaiono freschi ed attuali anche oggi.