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«Ho iniziato la mia attività professionale come neurologo, cercando di portare sollievo ai miei pazienti nevrotici. Grazie all'aiuto di un vecchio amico e ai miei propri sforzi ho scoperto alcuni fatti nuovi e importanti sull'inconscio e il ruolo delle spinte istintuali nella vita psichica.
Da queste scoperte si sviluppò una nuova scienza, Psicoanalisi, una parte della psicologia e un nuovo metodo per il trattamento delle nevrosi.
Ho dovuto pagare prezzi pesanti per questo piccolo colpo di fortuna.
I miei fatti non furono creduti e le mie teorie furono considerate poco raccomandabili.
La resistenza fu forte e accanita. Alla fine sono riuscito ad avere discepoli e a edificare una Associazione Psicoanalitica Internazionale. Ma la lotta non è ancora finita».
Quella che avete appena ascoltato è l'unica registrazione esistente della voce di Freud, in una brevissima intervista rilasciata alla radio inglese nei suoi ultimi giorni di vita. È una voce alterata, resa flebile e rotta dall'età, ma soprattutto dall'avanzare del cancro alla mandibola. Lo udiamo ribadire in poche frasi alcuni concetti molto semplici e perciò fondamentali. La psicoanalisi nasce dalla «scoperta di nuovi e importanti fatti» che riguardano il ruolo determinante dell'inconscio e delle forze istintuali nella vita psichica. «I discovered facts», dice Freud, e lo ripete due volte: si tratta di scoperte scientifiche, non di speculazioni. Nella famosa lezione trentacinquesima e nei suoi due ultimi scritti, coevi a quella intervista (Freud, 1938a, b), esplicita chiaramente quale era stata la sua ambizione: edificare una scienza psicologica che poggiasse sullo stesso fondamento delle scienze della natura, e cioè «l'elaborazione intellettuale di osservazioni accuratamente vagliate», avendo come unico