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Quella complessa serie di atteggiamenti, idee, opinioni, emozioni che i sociologi chiamano «ostilità verso la scienza» o anche «scetticismo verso la scienza» e che i filosofi designano con il termine più nobilitante di «critica della scienza», accompagna fino dalle origini la crescita della scienza moderna e i processi della modernizza¬zione. Ne è una sorta di contrappunto che resta a volte sullo sfondo e che emerge, in altri periodi, con intensità particolare.
All'interno di questa secolare storia dubbi, sospetti, diffidenze, timori, si intrecciano, a volte in modo inestricabile, ad analisi raffinate e di grande respiro teorico. La gamma degli atteggiamenti è vastissima: recise condanne, proclamazioni della superiorità della filosofia su ogni altra forma di sapere possibile, dichiarazioni del fallimento della scienza e della sua bancarotta, teorizzazioni della inferiorità della scienza di fronte alla cultura letteraria e umanistica, rivendicazioni della soggettività come luogo di salvazione, fosche profezie sulla fine della civiltà e sull'inevitabile olocausto provocato dalla scienza, requisitorie contro la civiltà industriale e urbana, rifiuti globali della modernità, rimpianti per il Medioevo come «epoca organica» e «comunitaria», esaltazioni delle civiltà agricole