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Un discorso sull'inconscio (rimosso e non-rimosso) presuppone una discussione sulla memoria. E questo perché l'inconscio è un depositarsi nella memoria di rappresentazioni affettive legate alle esperienze che l'individuo ha fin dall'inizio della sua vita. Pertanto le funzioni della memoria e quelle dell'inconscio non possono esistere separate l'una dall'altra. Esse sono funzioni che si organizzano parallelamente nel corso dello sviluppo. Ciò è in linea con quanto già Freud scriveva nel 1912 che le rappresentazioni latenti, se continuano a esistere nella vita psichica — com'è il caso della memoria — dovranno essere designate come inconscio.
Tale ipotesi si basa su un presupposto: che le esperienze sensoriali, i vissuti, gli affetti, le emozioni, le fantasie e le difese che hanno costituito i mattoni della realtà psichica a partire dalla nascita (e forse anche durante la gestazione) e nel corso dell'intera vita, siano archiviate nelle strutture nervose deputate alle funzioni della memoria. Su questa base, l'inconscio rimosso potrebbe trovare una sua sede nelle strutture della memoria esplicita, mentre l'inconscio non-rimosso che discuterò in questo lavoro, potrebbe avere una sua sede anatomo-funzionale nelle strutture della memoria implicita.
Quest'ultima funzione inconscia della mente non può essere dovuta a rimozione poiché è legata alla memoria implicita che non permette il ricordo, mentre le strutture della memoria esplicita indispensabili per la rimozione non sono mature prima dei due anni di vita (Siegel, 1999), come spiegherò in seguito. Ciò che è depositato nell'inconscio non rimosso è capace tuttavia di condizionare la