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Per tutto il corso della sua vita Matte Blanco ha studiato l'inconscio freudiano, arrivando ad una sua personale ridefinizione, che allarga le implicazioni della rivoluzione psicoanalitica, in termini di bi-logica: un insieme di logica classica aristotelica e di logica «simmetrica», che discioglie come un acido i legami ordinati del pensiero. In questo modo egli si è collocato come un continuatore dell'opera freudiana e al tempo stesso come un pensatore originale, che ha mostrato aspetti nuovi e più profondi dell'impianto psicoanalitico, sottolineando la relazione del pensiero con l'indivisibile e l'impensabile: il suo essere una struttura che viola il principio di non-contraddizione e l'organizzazione spazio-temporale; una struttura che è continuamente attiva nel contesto della mente, in particolare in tutti quei processi in cui l'emozione assume connotati di primo piano.
L'emozione è la madre del pensiero, soleva ripetere Matte Blanco. E l'emozione è ovunque. Il lavoro sull'inconscio non ha quindi necessariamente bisogno di un esplicito riferimento al sogno, alle paraprassi, al rimosso o alle sue altre classiche declinazioni per poter essere operativo, ma permea tutti i movimenti della seduta analitica. Infatti la continua oscillazione simmetrico-asimmetrico che connota i processi mentali può essere avvicinata dall'analista che fa uso della bi-logica con una sorta di compasso dell'infinito, come lo denominato immaginativamente James Grotstein: un orientamento a dispiegare il mondo intenso e disorganizzato delle emozioni profonde per favorire la nascita e la crescita del pensiero.
Credo che il costante riferimento matteblanchiano a quel centro concettuale del pensiero freudiano che è l'inconscio abbia il prezioso vantaggio di responsabilizzare