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Desidero innanizitutto esprimere la mia profonda gratitudine verso le autorità accademiche che hanno preso l'iniziativa di conferirmi la laurea honoris causa della vostra Università: il Rettore Magnifico, il professor Gianfranco Elia; il professor Guido Paduano, Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere; e tutti i loro colleghi che si sono avvalsi dei miei sforzi e li hanno saputi sfruttare nel loro lavoro. Devo aggiungere, tuttavia, che sento che queste parole sono un modo molto pallido di esprimere i miei sentimenti verso di Voi, caro Rettore, caro Preside e cari Professori che avete impiegato i miei concetti nelle vostre ricerche. Vorrei che lo sforzo di scrivere per questa solenne occasione qualcosa che possa essere un contributo allo sviluppo dell'epistemologia sia, al tempo stesso, una manifestazione della mia gratitudine ed un omaggio a Voi artefici del prezioso onore che mi avete fatto. Quindi, di nuovo: Grazie.
Vorrei adesso occupare qualche minuto della vostra attenzione per comunicarVi un'emozione mia, intima e molto cara. Il fatto di essere onorato proprio dall'Università di Pisa, ha per me un significato quasi magico. Per spiegare questo fatto devo risalire a circa settanta anni fa. Era stata pubblicata da poco un'enciclopedia per bambini, El Tesoro de la Juventud, che nostro padre acquistò per noi, i suoi figli. Penso che assieme ai libri di Emilio Salgari, quest'opera sia stata per me di grande importanza nel dare forma e vigore ad una tendenza a collegare l'emozione con il pensiero. Nell'ambito di questo collegamento, l'emozione ci porta, intuitivamente e senza ragionamenti espliciti, a scegliere quelle vie del