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La meravigliosa avventura della psicoanalisi, che raccoglie scritti scelti di Glauco Carloni dal 1974 al 2001, non è — ovviamente — un libro di attualità. Che sollievo.
Sono sempre più infastidita, infatti, non tanto da ciò che è attuale (non voglio annoverarmi tra quegli anziani bisbetici che odiano il nuovo e il futuro), quanto dall'uso che del concetto di attualità fa la nostra cultura (si fa per dire) come se fosse un valore in sé, a prescindere dai contenuti In una sorta di «iperpresente», c'è a parer mio una compulsione a cercare gli aspetti di novità negli accadimenti e nelle idee; e per contro una negazione della memoria del passato, della concatenazione degli eventi e della costruzione progressiva del senso delle cose. Ciò accade non solo nell'area deputata alla fuggevole quotidianità della informazione mediatica, ma persino nell'ambito teorico e clinico della psicoanalisi, dove con mio (fortunatamente non solo mio) grande sconcerto si sentono alcuni giovani e pseudo-giovani che ritengono superfluo leggere Freud, o che considerano superati i quesiti metapsicologici. Penso ad esempio a certe frange dell'intersoggettivismo, che celebrano una versione riduttiva dell'hic et nunc, in un collasso di autoreferenzialità impoverita della dimensione temporale intra ed intersoggettiva, che rasenta la negazione del concetto stesso di transfert come presente colorato dal passato e come futuro ipotecato dal presente.
Il contrario dell'iperpresente non è per me il feticismo del passato, ma — come il libro postumo di Carloni dimostra — la