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Arriva a compimento il progetto della Rivista, che si è sviluppato nel corso di quest'anno, in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita di Freud. Sullo spirito e sulle ragioni di quest'iniziativa ci siamo soffermati nei numeri precedenti: il corpus freudiano è luogo fondante e punto di riferimento ineludibile per lo sviluppo della Psicoanalisi, luogo cui necessariamente tornare, su cui interrogarsi e da cui farsi interrogare.
La molteplicità dei modi in cui può essere avvicinato il testo freudiano è ben rappresentata in questo numero in cui sono ripresi i «casi clinici» di Freud — la rilettura di Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva (Caso clinico dell'uomo dei topi) rientrerà in un prossimo fascicolo — ed altri importanti lavori, passaggi o aspetti della sua opera: diversi gli approcci, diverse le letture, diversi i modi di arricchirne la rivisitazione.
Tale diversità costituisce una ricchezza. Anzi, meriterebbe di essere presa di per sé come oggetto di studio, essendo essa stessa in qualche modo rappresentativa del fenomeno psicoanalitico, esattamente come lo è il testo freudiano nella sua complessità e varietà.
La realizzazione di questo progetto ha richiesto l'impegno di numerosi Autori che ora, giunti alla conclusione, è giusto ringraziare.
Alla prepubblicazione, nel secondo fascicolo di quest'anno, delle relazioni principali del Congresso seguono ora gli interventi dei loro quattro discussant: Tonia Cancrini e Domenico Chianese per la relazione di Stefania Manfredi Turillazzi; Giovanni Hautmann ed Antonio Alberto Semi per quella di Antonino Ferro. L'interesse per il dibattito ricco e stimolante che dall'insieme di questi lavori è scaturito ed il desiderio da più parti espresso di poterne leggere tutti i testi ne giustificano un'immediata pubblicazione.
Slitta invece al prossimo numero la prevista pubblicazione degli interventi alla tavola rotonda La psicoanalisi nella cultura de