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«Bisogna difendere apertamente ciò che si fa con la propria tecnica» lettera di Freud a Ferenczi del 13 dicembre 1913
Dal tradizionale scetticismo con cui la psicoanalisi guardava alla possibilità di affiancare una terapia farmacologica al trattamento analitico, si è passati, negli ultimi anni, ad un atteggiamento di maggiore apertura ed elasticità, pur senza che, per questo, la specificità e la peculiarità del metodo analitico ne abbia risentito. Tale cambiamento, che per qualcuno può aver rappresentato comunque una vera e propria rivoluzione, è stato certamente favorito da diversi fattori, tra i quali riconosciamo principalmente l'allargamento dei criteri di analizzabilità, dovuto all'evoluzione dei modelli psicoanalitici, che permette di accogliere pazienti prima considerati inadatti all'analisi.
Le sempre più numerose esperienze di collaborazione tra psicoanalisti e specialisti psichiatri hanno, quindi, profondamente assottigliato i confini tra le due discipline d'appartenenza, creando le premesse per un dialogo che si sta progressivamente intensificando e perfezionando. Riteniamo, però, che, sebbene dal punto di vista teorico il dibattito sulla complessa questione dei rapporti tra psicoanalisi e psichiatria, in relazione alla gestione corretta di un doppio setting, sia