You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Partirò dal sacrificio di Isacco. Che c'entra col transfert il sacrificio di Isacco? C'entra, perché quel sacrificio si inscrive, come aveva colto Kierkegaard, in una struttura di ripetizione: l'ambivalenza padre-figlio. Il patto di Jahvè con Abramo obbedisce alla ripetizione invertendone solo la direzione: morte del padre —> morte del figlio. Il figlicidio riconferma l'ordine paterno, fondandolo su un patto trascendente. Ma Jahvè pone ad Abramo una seconda e più sottile condizione: quel patto deve restare segreto, «Non devi farne parola con nessuno». E Abramo serba il silenzio, non ne parla con nessuno, nemmeno con Sarah. Farlo impedirebbe il compimento. Questo silenzio di Abramo è finanche più decisivo della stessa sorte del figlio messo a morte dal padre, commenta Derrida; la prova essenziale, il suo cardine, è il patto segreto tra l'uomo e il suo Dio: l'ineffabilità è la condizione per la sua perpetuazione. (1)
La ripetizione esige il segreto ed è revocata dalla parola. La storia di ogni transfert è la storia della rottura di un segreto. Il transfert interrompe la catena di ripetizione attraverso il suo ri-presentarsi e il suo farsi comunicazione a un altro. La possibilità di dar voce all'inaccessibile passa per noi dalla presenza di un testimone partecipe che ascolti e sveli quel ripresentarsi: poiché «ciò che giace incompreso, escluso — dice Freud — si ripete, fa ritorno, come un'anima in pena, che non trova requie finchè non ottiene la sua liberazione». (2)